Il Moro
Dava un'impressione di forza e vitalità, era moro di capelli e di pelle, abbronzato per il continuo lavoro nei campi che erano tanti e vasti. A torso nudo, muscoloso e snello passava col suo trattore, quasi tutt'uno con quel rumoroso macchinario a volte provvisto di botte nella quale trasportava perugino da spargere nei campi, era sempre sorridente, non mi ricordo fosse uomo di tante parole ma sembrava contento del suo lavoro faticoso. Stava al Magro, in una bella corte abitata quasi tutta o tutta da persone della sua famiglia. Ora, a nord di quell'abitato hanno da tempo costruito un gruppo consistente di case, alte che levano la visione dei campi e delle pioppete del fiume. L'hanno chiamato Ai Magri, chissà perché, io sapevo che di magri ce n'era uno solo. Contadini ne erano già rimasti pochi e vecchi, il Moro era giovane, esprimeva la potenza del lavoro fisico, l'unico altro uomo che lo poteva somigliare era Leonetto.
mercoledì 22 agosto 2012
martedì 21 agosto 2012
La vecchina dell'aceto
Sarà esistita? Eppure veniva nominata spesso. Quando si vedeva una donna piccola, secca, con un fazzolettone in testa a coprire i capelli si sentiva dire: Sembra la vecchina dell'aceto. E anche quando una donna si trascurava e appariva dimessa e un pò triste si usava quall'espressione. Io l'ho vista una volta la vecchina dell'aceto, un donnino magro che era venuta a vendere mazzetti di finocchio selvatico (si usava principalmente per la zuppa e per i deliziosi fegatelli di maiale e nei nostri campi di pianura non si trovava) ma non vendeva aceto. Forse tempo prima l'aveva venduto ma ormai avevamo tutti la madre dell'aceto e in cucina non ne mancava mai un fiasco.
Sarà esistita? Eppure veniva nominata spesso. Quando si vedeva una donna piccola, secca, con un fazzolettone in testa a coprire i capelli si sentiva dire: Sembra la vecchina dell'aceto. E anche quando una donna si trascurava e appariva dimessa e un pò triste si usava quall'espressione. Io l'ho vista una volta la vecchina dell'aceto, un donnino magro che era venuta a vendere mazzetti di finocchio selvatico (si usava principalmente per la zuppa e per i deliziosi fegatelli di maiale e nei nostri campi di pianura non si trovava) ma non vendeva aceto. Forse tempo prima l'aveva venduto ma ormai avevamo tutti la madre dell'aceto e in cucina non ne mancava mai un fiasco.
lunedì 20 agosto 2012
O donne, o donne, io son Renatino, la prima fermata la feci a Torino...
Come in un sogno rivedo la scena e la descrivo.
E' il crepuscolo di una sera di estate, il sole è calato ma il suo chiarore rosa ancora permette di vedere, siamo a cena e le luci sono accese, ero certo molto piccola, scendo le scale, penso con mia madre e i miei fratelli, perchè si sente chiamare, salutare, voci che si rincorrono: davanti alla casa di Matilde c'è una luce accesa e tanta gente che saluta Renatino, non ricordo altro che il suo nome e il calore da cui era circondato, non ho visto il suo volto né la sua figura ma ero contenta della gioia che vedevo intorno a lui. Più tardi ho sentito parlare dei Cantastorie ma io non ho avuto l'onore di ascoltarli cantare da piccola, erano ormai fuori tempo.
Come in un sogno rivedo la scena e la descrivo.
E' il crepuscolo di una sera di estate, il sole è calato ma il suo chiarore rosa ancora permette di vedere, siamo a cena e le luci sono accese, ero certo molto piccola, scendo le scale, penso con mia madre e i miei fratelli, perchè si sente chiamare, salutare, voci che si rincorrono: davanti alla casa di Matilde c'è una luce accesa e tanta gente che saluta Renatino, non ricordo altro che il suo nome e il calore da cui era circondato, non ho visto il suo volto né la sua figura ma ero contenta della gioia che vedevo intorno a lui. Più tardi ho sentito parlare dei Cantastorie ma io non ho avuto l'onore di ascoltarli cantare da piccola, erano ormai fuori tempo.
domenica 19 agosto 2012
Quello della luce
Periodicamente veniva nella corte un uomo ben vestito con un quaderno o registro e entrava nelle case per leggere il contatore. Era quello della luce. La luce elettrica serviva soltanto per illuminare le case ed era fornita da società che si chiamavano Ligure, Valdarno, a me sembrava di sentire spesso dire La Ligure ma non ci stavo tanto dietro. Avevamo nelle case impianti elettrici con fili esterni ed altri aggeggi e degli interruttori a farfalla che si giravano e ti davano il più delle volte la scossa. Specialmente l'interruttore delle scale che preferivo fare di corsa al buio piuttosto che fulminarmi. La luce andava via quasi ogni volta che veniva un temporale e prima di tornare ci metteva del tempo. Se era sera si usavano candele e a me piaceva cenare a lume di candela. Mia madre diceva: La bocca la troverete!. Poi venne l'Enel e ci portò via il campo di grano coi fiordalisi e i papaveri, ci lasciò a dire il vero mucchi di paloni in cemento da salire e scendere e vecchie strutture in ferro arrugginito sulle quali facevamo giravolte, bimbi e bimbe insieme.
Periodicamente veniva nella corte un uomo ben vestito con un quaderno o registro e entrava nelle case per leggere il contatore. Era quello della luce. La luce elettrica serviva soltanto per illuminare le case ed era fornita da società che si chiamavano Ligure, Valdarno, a me sembrava di sentire spesso dire La Ligure ma non ci stavo tanto dietro. Avevamo nelle case impianti elettrici con fili esterni ed altri aggeggi e degli interruttori a farfalla che si giravano e ti davano il più delle volte la scossa. Specialmente l'interruttore delle scale che preferivo fare di corsa al buio piuttosto che fulminarmi. La luce andava via quasi ogni volta che veniva un temporale e prima di tornare ci metteva del tempo. Se era sera si usavano candele e a me piaceva cenare a lume di candela. Mia madre diceva: La bocca la troverete!. Poi venne l'Enel e ci portò via il campo di grano coi fiordalisi e i papaveri, ci lasciò a dire il vero mucchi di paloni in cemento da salire e scendere e vecchie strutture in ferro arrugginito sulle quali facevamo giravolte, bimbi e bimbe insieme.
sabato 18 agosto 2012
Cenciaio, pellaio....donne!
Passavano anche queste persone, almeno fino a un certo periodo, poi chi volete lasciasse le pelli di coniglio ad asciugare sulle facciate delle case? Io in corte ne ho viste proprio poche ma verso Pannero sì; si vede che là avevano molti conigli.Mi ricordo solo che erano uomini, come si diceva, di una certa età, ma per i bambini i non bambini sono vecchi. Certamente si riutilizzava tutto, non c'era in giro spazzatura nè resti di verdura, andava tutto sul mucchio del pattume di chi aveva un orto o nei pollai di chi aveva galline, il cibo si utilizzava tutto, non ne restava... ma che bellezza!
Passavano anche queste persone, almeno fino a un certo periodo, poi chi volete lasciasse le pelli di coniglio ad asciugare sulle facciate delle case? Io in corte ne ho viste proprio poche ma verso Pannero sì; si vede che là avevano molti conigli.Mi ricordo solo che erano uomini, come si diceva, di una certa età, ma per i bambini i non bambini sono vecchi. Certamente si riutilizzava tutto, non c'era in giro spazzatura nè resti di verdura, andava tutto sul mucchio del pattume di chi aveva un orto o nei pollai di chi aveva galline, il cibo si utilizzava tutto, non ne restava... ma che bellezza!
venerdì 10 agosto 2012
Cugine e cugini
E logicamente con gli zii arrivavano i cugini (non così numerosi per fortuna). Erano anch'essi preziosi, li portavi a giocare e se lo facevano bene potevi vantartene " è mio cugino", "è mia cugina". Se veniva da lontano, e lontano voleva dire oltre Lucca, era una cosa quasi esotica e ti poteva insegnare nuove conte, altri giochi, canzoncine mai sentite. Mi ricordo il fascino di una cugina di Laurina di Nazarena, credo venisse da Coselli, era forse un pò più grande, giocava con noi con la palla contro il muro di Elvira e recitava altre parole, poi ci insegnò a cantare una canzone che diceva così: " Tutti mi dicon Mario ma son Marino, vivo di poesia? e son sincero, ho combattuto tanto sul Monte Bianco per liberar la patria..." continuava poi con la sua bella che l'aveva tradito con un tenentino e concludeva con l'uccisione, mi sembra, di ambedue i traditori. Non ci chiedevamo che battaglie ci fossero state sul Monte Bianco ma cantammo spesso questa canzone che introduceva nel nostro immaginario l'amore e la morte. Insomma i cugini ci aggiungevano interesse e noi ne tenevamo cura.
E logicamente con gli zii arrivavano i cugini (non così numerosi per fortuna). Erano anch'essi preziosi, li portavi a giocare e se lo facevano bene potevi vantartene " è mio cugino", "è mia cugina". Se veniva da lontano, e lontano voleva dire oltre Lucca, era una cosa quasi esotica e ti poteva insegnare nuove conte, altri giochi, canzoncine mai sentite. Mi ricordo il fascino di una cugina di Laurina di Nazarena, credo venisse da Coselli, era forse un pò più grande, giocava con noi con la palla contro il muro di Elvira e recitava altre parole, poi ci insegnò a cantare una canzone che diceva così: " Tutti mi dicon Mario ma son Marino, vivo di poesia? e son sincero, ho combattuto tanto sul Monte Bianco per liberar la patria..." continuava poi con la sua bella che l'aveva tradito con un tenentino e concludeva con l'uccisione, mi sembra, di ambedue i traditori. Non ci chiedevamo che battaglie ci fossero state sul Monte Bianco ma cantammo spesso questa canzone che introduceva nel nostro immaginario l'amore e la morte. Insomma i cugini ci aggiungevano interesse e noi ne tenevamo cura.
giovedì 9 agosto 2012
Zie e zii
Ma quanti zii avevamo una volta, e di quale importanza! Le famiglie dei padri e delle madri erano numerose e dovunque ti giravi sentivi la parola zia o zio. Alcune di noi avevano questi preziosi parenti in corte, altre in corti vicine o in altri posti d'Italia, perfino in America. Gli zii ti tenevano a battesimo, ti regalavano catenine d'oro, braccialetti di corallo, anellini con acquamarina, qualcuno ti poteva regalare la cassettina dove mettere soldini da depositare in banca, ti venivano a trovare e tu andavi a trovarli, a volte a mangiare da loro, e com'era buono il cibo solamente un pò diverso da quello di casa tua! Insomma le zie e gli zii erano presenti nella vita dei nipoti e i nipoti lo sentivano, sentivano l'occhio buono su di loro, un occhio meno rigido, a volte, di quello dei genitori. Poi, certo c'erano quelli preferiti, anche se non lo si sarebbe mai riconosciuto, e quelli, quelli ci hanno aiutato a crescere.
Ma quanti zii avevamo una volta, e di quale importanza! Le famiglie dei padri e delle madri erano numerose e dovunque ti giravi sentivi la parola zia o zio. Alcune di noi avevano questi preziosi parenti in corte, altre in corti vicine o in altri posti d'Italia, perfino in America. Gli zii ti tenevano a battesimo, ti regalavano catenine d'oro, braccialetti di corallo, anellini con acquamarina, qualcuno ti poteva regalare la cassettina dove mettere soldini da depositare in banca, ti venivano a trovare e tu andavi a trovarli, a volte a mangiare da loro, e com'era buono il cibo solamente un pò diverso da quello di casa tua! Insomma le zie e gli zii erano presenti nella vita dei nipoti e i nipoti lo sentivano, sentivano l'occhio buono su di loro, un occhio meno rigido, a volte, di quello dei genitori. Poi, certo c'erano quelli preferiti, anche se non lo si sarebbe mai riconosciuto, e quelli, quelli ci hanno aiutato a crescere.
Iscriviti a:
Post (Atom)